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sono persone che hanno una patologia vera e propria oppure una qualche
specifica sintomatologia, ma persone che desiderano comunicare,
condividere con "qualcuno" un proprio stato d'animo.
Le situazioni depressive e la solitudine, intesa come desertificazione
delle relazioni e degli affetti, sono tra i principali motivi che
spingono le persone a chiamarci.
Chi presenta grandi difficoltà, di solito, riveste un ruolo
in società dove non è possibile mostrare debolezze
e chi non ha affetti stabili o una famiglia di riferimento.
AmicoTelefono non fa altro che raccogliere queste manifestazioni
di una solitudine molto silenziosa e che, altrimenti, non trova
sbocco né nei servizi pubblici né, tanto meno, nella
vita di relazione di tutti i giorni.
Mydear offre un servizio in grado di fornire, attraverso l'ascolto
telefonico, attenzione e solidarietà, cercando di orientare
la persona verso la comprensione e la risoluzione del problema stesso.
È l'Amico Telefono con cui, attraverso il dialogo, è
possibile costruire un tipo di rapporto solidale e sincero, un qualcosa,
insomma, che nella società odierna appare sempre più
difficile trovare.
Mydear ascolta, orienta, si propone con affetto, con una partecipazione
e comprensione che va oltre i normali rapporti telefonici fra estranei.
Mydear cerca di costruire, innanzitutto, una relazione di fiducia,
d'empatia.
Quando il disagio non è malattia, quando il malessere non
diventa foiba, quando non si è in presenza di patologie che
devono essere affrontate adeguatamente e specificatamente, allora
vedere riconosciuto un valore, analizzare un problema, confidare
uno stato d'animo, sperimentare un'identità di vedute, confrontarsi
con Mydear può essere già di per sé un principio
di "guarigione"!
L'azione del Centro di Ascolto & Orientamento consiste nel prendere
in esame il problema, di approfondirlo e di cercare insieme a chi
chiama eventuali soluzioni, nel lavorare con l'altro sul tipo di
bisogno, nel permettere alla persona di riattivare le energie, le
potenzialità che possiede: di ripartire!
Mydear aiuta, consiglia, cerca di elaborare i problemi della persona
e di trovarne insieme le possibili spiegazioni, attraverso il confronto
ed il dialogo.
Spesso le soluzioni dei problemi sono dentro chi li presenta: il
colloquio, la conversazione possono solo facilitarne la comprensione,
la loro individuazione e soluzione.
AmicoTelefono aiuta chi chiama a gestire il problema, rendendolo
in grado di assumersi le responsabilità per eventuali scelte:
cerca di restituire alla persona l'autonomia, un maggior senso di
dignità e di autostima.
La comunicazione telefonica, poiché focalizzata sulla relazione
tra due voci, permette di costruire un contesto relazionale meno
imbarazzante rispetto al faccia a faccia, ma con un rapporto pregnante
e personalizzato che consente di comprendere, di capire qualcosa
di più.
È ridotto il timore del confronto perché non vediamo
l'altro e, grazie anche all'anonimato, le difese in qualche modo
cadono.
L'anonimato consente una maggiore libertà d'espressione,
senza vincoli ed inibizioni, garantisce a chi chiama la possibilità
di raccontarsi come crede, di raccontare di sé nei tempi
e nei modi che desidera.
C'è anche l'anonimato di Mydear che non si racconta e che
concede a chi chiama la possibilità di immaginarlo come meglio
crede, lasciando la possibilità di proiettare sul counselor,
tutte le proprie attese, tutti i propri bisogni, le immagini, le
rappresentazioni.
Le azioni comunicative tipiche di "Mydear-AmicoTelefono"
sono l'ascolto, la conversazione, la comprensione del problema,
l'accoglienza delle emozioni.
Chi chiama racconta, elabora, formula il problema.
Mydear conduce e gestisce la dimensione emotiva della telefonata,
ascolta le emozioni per poi utilizzarle nel lavoro di ascolto e
orientamento.
La persona prima di essere capita ha un bisogno forte d'essere accolta,
riconosciuta nella sua condizione di disagio.
Durante la conversazione telefonica avviene quindi uno scambio emozionale
dove assume grande importanza l'espressività che accompagna
le parole di chi chiama.
Il racconto non è fatto solo di parole ma di frasi interrotte,
silenzi, mormorii, respiri che cambiano ritmo.
La voce è realmente lo strumento di lavoro.
Il tono, a differenza delle parole che spesso mascherano il racconto
per arricchirlo di fantasie, rivela la realtà psicologica
di chi parla.
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